200 ANNI FA DONIZETTI SI TRASFERIVA A NAPOLI DOVE SAREBBE DIVENTATO DIRETTORE DEL TEATRO DI SAN CARLO

17.05.2022

Il percorso di riscoperta e celebrazione della biografia e delle opere di Gaetano Donizetti, avviato dal festival bergamasco a lui dedicato, in particolare attraverso il ciclo #donizetti200 che propone ogni anno un'opera che compie duecento anni dalla prima messa in scena e che sta permettendo al pubblico di seguire il percorso creativo del musicista dal debutto in avanti, tocca nel 2022 una tappa importante: l'arrivo a Napoli, i primi incarichi anche di tipo organizzativo e quindi la nomina a "direttore artistico" del Teatro di San Carlo dalla primavera del 1823.Questa tappa è occasione di un nuovo gemellaggio fra Bergamo e Napoli nel nome di Donizetti e nel segno della gastronomia: infatti lo storico ristorante orobico "ol Giopì e la Margì" (attivo dal 1983) ha organizzato per venerdì 20 maggio (ore 20.30) una cena di specialità napoletane con la presenza narrante del critico gastronomico partenopeo Vincenzo D'Antonio, penna della rivista «Italia a tavola».
Il menu della serata, preparato dagli chef della famiglia Foglieni, prevede zucchine alla scapece (fritte all'agro e menta) e mozzarella di bufala campana DOP, "La Munnezzaglia" (pasta mista spezzata con patate mantecata al Provolone del Monaco DOP e rosmarino), "Orrau" (tagliatelle al ragù napoletano in lenta cottura), "Braciola napoletana" con polenta (ragù di carne in lenta cottura con polenta di spinato), babà con rum e panna montata, caffè e dolcetti. Nei calici sarà versato Lacryma Christi Bianco del Vesuvio.Nelle intenzioni degli organizzatori c'è il progetto di proporre la serata presto a Napoli, capovolgendo il menu e proponendo specialità orobiche, anche in vista del passaggio di testimone fra Procida e Bergamo/Brescia Capitale della Cultura 2023.Il Teatro di San Carlo, fondato nel 1737, era all'epoca il palcoscenico più prestigioso e ambito, "gestito" (dal 1808 al 1844) dal celebre impresario Domenico Barbaja. Riaperto dopo un incendio nel 1817 con un'opera di Mayr, maestro di Donizetti, il Teatro napoletano era dal 1815 il "regno" incontrastato di Gioachino Rossini che però nel maggio 1822 lascia la città insieme a Isabella Colbran diva canora dell'epoca, ex amante dell'impresario.
«Donizetti - ricorda Paolo Fabbri, direttore scientifico del festival Donizetti Opera - arrivò per la prima volta a Napoli a fine febbraio 1822. Il suo maestro Mayr gli aveva procurato un ingaggio al Teatro Nuovo (nascerà La zingara). Il successo gli fece guadagnare altri contratti: per il Teatro del Fondo (giugno 1822) e poi per quello più importante, il San Carlo (primavera-estate 1823).Da quel momento, fino al 1838, Napoli diventerà il suo centro operativo, e la sua residenza. Delle 48 opere da lui scritte nel periodo 1822-38, 29 nacquero per Napoli, tra cui Maria Stuarda, Lucia di Lammermoor, Roberto Devereux, Poliuto. Oltre che come compositore, a Napoli Donizetti fu attivo anche come responsabile degli allestimenti musicali del Teatro Nuovo ("Direttore della Musica", almeno negli anni 1827-28) e insegnante al Conservatorio (negli anni '30), di cui sperava di diventare direttore. Il bergamasco Donizetti s'impratichì rapidamente del dialetto napoletano: lo parlano certi personaggi di sue opere comiche, lo usava lui stesso in certi passi delle sue lettere. Apprezzava anche la cucina partenopea: i «maccheroni», il pesce, il vino di Trocchia (non però la «minestra di frutti», assaggiata una volta e «più non mi cucca»)».La cena di venerdì 20 maggio (ore 20.30) ha un costo di 40 euro a persona e si può prenotare chiamando il ristorante "ol Giopì e la Margì" al numero tel. 035 242366 (Via B. Palazzo, 25g Bergamo |info@ristorantegiopimargi.it)