DAL FUTURISMO DI MARINETTI AL NEO FUTURISMO

(Maria Basile) Se il principale ideatore del futurismo, Filippo Tommaso Marinetti, avesse immaginato l'attualità del futurismo anche nel secolo a venire, avrebbe sofferto meno le vicende storiche delle due guerre mondiali che spensero un po l'ideologia futurista.

Certamente alcuni punti del movimento scritto dal Marinetti su le Figaro nel 1909, sono discutibili ma, ogni ideologia va letta nel suo contesto storico e noi, che oggi siamo i posteri di quell'epoca, ci asteniamo da formulare giudizi grossolani.

Il movimento del futurismo nacque come rifiuto del passato, delle vecchie regole e delle obsolete poetiche che avevano scritto la cultura e l'arte fino ad allora; noi viviamo il promontorio dei secoli, fu scritto, e il privilegio di poter edificare la nostra storia non ci verrà concesso per sempre ma solo nel breve arco temporale della nostra esistenza, per questo dobbiamo essere proiettati verso il futuro dettato dalle scoperte scientifiche e tecnologiche che ci portano ad investire energie su quello che sarà piuttosto su quello che è stato. Quale richiamo culturale è più attuale di questo? 

Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Carlo Carrà che furono i principali esponenti del movimento futurista sposarono a pieno la nuova dottrina artistica dando vita al nuovo modo di percepire l'arte secondo nuovi modi di pensarla. Si sono aperte così le porte all'astrattismo che oggi è un po' andato oltre l'arte stessa, considerata come disciplina appartenente ad una creatività aperta a tutti e perciò diventata un diritto espressivo per chiunque, così come piace far credere alla dottrina del liberismo che illude e controlla le masse azzerando e/o esaltando le convinzioni in nome di un consumismo basato sull'idea del godimento che accetta qualsiasi cosa come canone estetico. Ma la storia viene costruita da altro, sopratutto quella artistica che è maestra severa alla fine di ogni epoca storica. Non credo che Marinetti e i futuristi avessero previsto la globalizzazione che ha portato ad una sorta di omologazione ma credo abbiano pensato l'arte come libera interpretazione dell'anima che esprime e ricerca il bello,rappresentandolo, in qualsiasi contesto storico esso viene vissuto. 

ll neo futurismo del terzo millennio, ci deve ricondurre ad una sorta di nuovo umanesimo culturale, spurgato dalle ideologie individualistiche dove l'uomo sente la percezione del "qui e ora"al pari dei padri del futurimo per gettare le basi del nuovo percepire la storia che non è mai stata fatta dal singolo uomo ma dalla collettività che si rifiuta di essere massa.