NON HO MAI FATTO DISTINZIONE TRA ARTE E VITA: IL TUTTO E' CREAZIONE

(Alessandra Giorda) Senza ombra di dubbio il Covid 19 ha stravolto la vita di ognuno di noi e nell'intervista a seguire uno dei registi più importanti sul panorama internazionale, Stefano Poda, racconta la sospensione del Nabucco di Verdi al Colón, come da Buenos Aires si guardava all'Italia dove gli infettati erano in crescendo, gli eventi futuri, confessa il modus vivendi dove il must è: il divenire. Inoltre spende parole di lode per Rebeka Lokar, soprano, si diletta in cenni storici e mette a nudo i ricordi d'infanzia quando giocava "a costruire un mondo parallelo". Nato a Trento, Poda è una delle eccellenze italiane: regista, costumista, scenografo, coreografo....il suo talento è al servizio del mondo della lirica e della cultura. Le sue regie sono tanto particolari quanto meravigliose, mai scontate, fortemente empatiche, raffinate e decisamente originali. Dal 1994 ha realizzato più di 100 spettacoli incontrando il favore di pubblico e critica. Il genio triestino è anche autore del testo e della messa in scena L'Isola dei Cipressi, opera rappresentata per la prima volta nel 2002 in occasione del 105° anniversario del Teatro Nazionale in Costa Rica. Impossibile non menzionare anche la  messa in scena di un suo adattamento della Divina Commedia. 

E' stata decretata la Pandemia ed il Teatro Colón ad una manciata di giorni dalla Première chiude per sicurezza e Nabucco al quale tu e tutto il cast stavate lavorando da circa un mese svanisce in pochi secondi. Racconta quando e come avete appreso la notizia.

Al Nabucco del Colón stavamo lavorando da molto più di un mese, anzi da molti mesi di progettazione con il mio collaboratore Paolo Giani e con tutte le maestranze del teatro. Visto che un mio nuovo Faust previsto a Pechino era appena stato rinviato di un anno, era da gennaio che la questione del virus mi allertava. Non avremmo però mai pensato che l'allarme arrivasse a Buenos Aires in tempi così rapidi, perché l'estate calda e la lontananza geografica rallentavano notevolmente la rapidità del contagio... Temevamo l'arrivo dell'autunno australe, con il freddo e l'inizio della stagione dell'influenza, ma sarebbe comunque arrivato dopo la prima e le recite... Cresceva la preoccupazione per la situazione in Italia, certo, ma qui le avvisaglie erano minime. Al contrario: artisti, tecnici, laboratori, concentravamo tutti insieme i massimi sforzi per arrivare in tempo alla prima di una produzione complessa e molto grossa. Stavamo ultimando le luci e preparandoci per la generale con pubblico. Poi la decisione del Governo e del Ministero della Sanità a scopo preventivo, per evitare appunto quello che era successo in Europa, con misure drastiche prese al principio: l'opposto di quanto avvenuto in Francia e Inghilterra, che hanno aspettato troppo. Speriamo ardentemente che in questo modo i contagi si diluiscano, e che nessuno resti senza posto in ospedale. Nabucco resta montato sul palcoscenico in modo che quando il teatro si riapra (quando l'emergenza sia trascorsa), possa riaprire con Nabucco con i medesimi interpreti. E' stata un'esperienza intensa salutarsi tutti ad un metro dal traguardo.

Descrivi le tue emozioni in queste ore e la corsa all'uscita dall'Argentina che ha sospeso i voli  da e per l'Europa e per molti altri Paesi.

Le emozioni non sono facili da descrivere in maniera sintetica: sicuramente resteranno fissate per sempre in riflessioni infinite che accompagneranno il resto della nostra vita e che per altro riconducono la memoria involontaria a riferimenti storici e letterari quali Manzoni, Camus o Thomas Mann. Questo caso è sicuramente diverso ed estremo perché credo che mai l'uomo avrebbe pensato di arrivare ad uno stadio di civiltà, apparentemente "sicuro", tanto avanzato dal punto di vista tecnologico, eppure tanto fragile.

Nel periodo trascorso a Buenos Aires come si guardava a quello che stava accadendo in Italia?

In questi ultimi mesi da Buenos Aires si guardava agli avvenimenti legati al virus con una certa distanza... si sapeva che prima o poi sarebbe arrivato, ma si sentiva remoto... così come siamo abituati a vivere tutto... a "distanza mediatica". Tuttavia, la relazione che l'Argentina possiede con l'Italia è molto stretta, privilegiata, e qui tutti guardano alla madrepatria con molta affezione: è per questo che la popolazione e il governo hanno voluto imparare dallo sforzo italiano per combattere il virus, senza giudizi superficiali dei nostri vicini di casa o l'incoscienza delle nazioni che si credono potenti: a differenza di Francia, Germania e Inghilterra hanno capito che il problema non era la nostra sanità o le scelte del governo italiano, e di fronte all'esempio della nostra emergenza hanno reagito con tempestività.

Da Pechino quali sono le notizie per l'Opera Roméo et Juliette in scena alla NCPA il prossimo novembre?

Da Pechino, NCPA ha posticipato al prossimo anno la produzione nuova di Faust, mentre ha confermato, slittando leggermente le date, il Romeo et Juliette che andrà in scena regolarmente a novembre. Dal mio staff in Cina apprendo che il virus, grazie a misure drastiche, può essere controllato ed arginato con successo. Speriamo.

Prima ci sarà Nabucco alla Opera Nacional de Chile?

Nabucco non si farà a Santiago del Cile. La produzione resta sul palcoscenico del Colón in attesa della riapertura!

Concentriamoci ora sulle tue regie che sono spettacolari, mai scontate ed attente ai minimi particolari. Raccontaci come le realizzi.

Molto difficile spiegare in poche parole come realizzo le mie messe in scena. Ho impiegato 25 anni di determinazione e di lavoro continuo senza mai fermarmi. L'ultima è sempre una piccola grande conquista, che deriva dalle esperienze precedenti. Sicuramente posso dire che non è la "spettacolarità", la priorità che mi motiva o mi anima. Direi piuttosto che quello che mi ha sempre animato, ed ogni volta più che mai, è non perdere l'occasione di trovare attraverso l'opera i fili nascosti che uniscono le varie discipline. La musica parla di tutto senza nominare nulla, dunque permette di contenere e connettere tutte le emozioni e le espressioni. Come il sonno, la musica libera dalle catene della razionalità e ci permette di cogliere una verità parallela. Dunque mi rifiuto di rendere "concreto" ciò che è libertà di volo.

 L'opera è astrazione pura. Una volta liberata, permette allo spettatore di scoprire che tutto ha a che vedere con tutto. Dunque sono alla ricerca disperata di "connessione". Solo grazie all'emozione pura, non razionalizzata, è possibile la connessione di tutte le discipline. Io credo più che mai nell'opera come momento di scoperta del sé. Quando ormai le chiese non servivano più ed i musei erano diventati un inventario di informazioni specialistiche separate, in un mondo disumanizzato e specializzato, io credo nell'opera come operazione di sfondamento interdisciplinare. Per questo mi interessa un pubblico che all'opera non andrebbe mai o un pubblico che finalmente utilizzasse tutte le opportunità della musica e della drammaturgia. Per me non esiste "regia tradizionale" versus "regia moderna". Bisogna guardare molto oltre. Opera deve parlare a tutti e di tutto. Questo è il miracolo della musica unita con la sua rappresentazione.

Quando ho intervistato Rebeka Lokar, per Nabucco che sarebbe dovuto andare in scena al Colón, ha speso parole di lode per la tua regia, così le spendo io per il capolavoro che realizzasti al Teatro Regio di Torino per Turandot ( Gennaio 2018). Con le tue regie fai sognare il pubblico e lo prendi per mano per una dimensione diversa . Quanto lavoro c'è dietro a tutto questo?

Con Rebeka Lokar mi sono toccate due esperienze fondamentali (questo Nabucco oltre che Turandot) in cui mi ha dimostrato di essere una grandissima artista ed una persona straordinaria. Le sono molto grato per il suo appoggio, che è stato fin dall'inizio tacito e immediato. Nel mio tipo di lavoro serve una dedizione assoluta alla ricerca di un linguaggio individuale che sappia trovare una connessione segreta tra musica e testo, emozione e gesto. Qualcosa molto vicino alla ricerca che in danza o teatro contemporaneo è "non danza" o "non teatro". Per me il primo passo è capire che non bisogna "recitare", ma bisogna sentire. Ossia imparare a disimparare. Solo la vera verità deve arrivare al pubblico. Quanto lavoro c'è in tutto questo? Ebbene ci sono tantissimi anni di lavoro ossessivo. 

Direi fin da quando ero bambino, quando giocavo a ricostruire un mondo parallelo. Ed ogni esperienza mi ha permesso un'altra piccola rivelazione e soprattutto un piccolo progresso tecnico. Prima ho imparato a disegnare, poi a tagliare i costumi, poi a dipingere tele, poi a scolpire, poi a fare coreografia, poi a fare le luci.... Poi a dimenticare tutto e riscoprirlo tutto insieme... "lasciando fluire". Il lavoro più difficile e importante è quello di impedire che la razionalità intervenga. Non è facile. Ogni produzione richiede mesi e mesi di lavoro, prima partendo dall'intuizione, poi nel disegno, poi nella realizzazione. Con i laboratori mi tocca lo stesso lavoro che con gli interpreti: "imparare a disimparare"... I laboratori sono abituati a fare scene e costumi... Io invece mi sono sempre allontanato da le "scenografie" e da i "costumi". Ossia da tutto quello che non sia profondamente connesso con la poesia e lo spirito.... Ho sempre cercato qualcosa che fosse irreale e irraggiungibile. Il mio è un tipo di lavoro indipendente, come lo è il cinema indipendente rispetto al cinema commerciale.

Quali sono i tuoi obiettivi lavorativi futuri?

Oggi più che mai il mio obiettivo è quello di accanirmi su questa idea di opera come unità ma soprattutto come genere a parte, il cui potenziale è stato sfruttato appena al suo 2%. L'opera può essere e diventare molto di più di quello che noi crediamo o a cui ci limitiamo. L'opera può essere davvero una delle chiavi della spiritualità. Como lo è la fede o l'ascesi. Ed in maniera molto più immediata. A patto di abbandonare la razionalità, che è stata la fortuna e il limite della nostra civiltà.

Chi è Stefano Poda nella vita? Quali sono i tuoi passatempi e come ami trascorrere le tue giornate.

Non ho mai separato vita privata da vita artistica. Non ho mai fatto distinzione tra arte e vita. Per me tutto è sempre e solo creazione. Fino ad oggi ci sono sempre riuscito. Dunque ogni secondo è sempre focalizzato ad un progetto. Il problema è il post-partum: dopo una creazione devo sempre occuparmi di un'altra nascita, altrimenti mi confronto con la morte.