JUDY, L'ALTRA FACCIA DELLE STELLE

(Clearco Giuria) Come spesso tendiamo a dimenticare, non è tutto oro ciò che luccica.
Lo sfavillante mondo dello spettacolo, quel sogno che molti aspiranti artisti, attori, cantanti inseguono per tutta la vita senza potervi accedere, può avere un doloroso rovescio della medaglia.

Ammirando lo spettacolo sotto i riflettori, ci dimentichiamo troppo spesso delle sue vittime e dei suoi martiri, coloro che apparentemente ce l'hanno fatta, ma a scapito della stessa vita, degli affetti, della serenità.

Il biopic "Judy" di Rupert Goold ci sbatte in faccia questa verità ad ogni scena, raccontandoci gli ultimi mesi londinesi di Judy Garland, leggenda indimenticata della vecchia Hollywood, magistralmente interpretata da Renée Zellweger, meritatissimo Premio Oscar come migliore attrice.

Il film è la trasposizione del dramma musicale "End of the Rainbow" di Peter Quilter e ci porta proprio alla fine dell'arcobaleno, dove anche i sogni svaniscono, quei sogni che la 16enne Judy cantava nell'iconico Mago di Oz del 1932, già scritturata dalla Metro-Goldwyn-Mayer e ormai completamente assorbita e vittima delle regole ferree della fabbrica dei sogni, dalla rinuncia alla normale vita da adolescente fino all'estrema assunzione di farmaci per non ingrassare (anfetamine) che la renderenno dipendente per tutta la breve vita.
La dipendenza da farmaci e alcol non le causeranno solo depressione e insonnia cronica, ma l'allontaneranno soprattutto dai suoi affetti, dai suoi figli che sceglieranno di vivere col padre, rimarcando un senso di solitudine costante, una mancanza di affetto sfogata attraverso i frivoli flirt e i molteplici matrimoni.

La triste leggenda di Judy Garland è una delle tante che lastricano il cammino dello spettacolo, una sorta di "Walk of Fame" dove grandi nomi del palcoscenico hanno lasciato l'impronta della propria esistenza in cambio di pochi minuti d'applauso, quel calore magico del pubblico, incantevole, seducente più di un invito a cena di Mickey Rooney.

Renée Zellweger riesce a incarnare il personaggio in modo sorprendente, diventando lei stessa la Garland in tutte le sue sfaccettature, fino alla commovente interpretazione finale di Over the Rainbow, metafora dell'artista che dona completamente se stesso al pubblico.

Al termine della proiezione al Toronto International Film Festival, Renée Zellweger ha ricevuto una standing ovation senza paragoni, fermata solamente dalle lacrime dell'attrice, ma sono sicuro che buona parte di quegli applausi erano rivolti all'intramontabile Judy.

In questo particolare momento storico, nel quale siamo continuamente bombardati da prodotti multimediali alla portata di tutti, a cui si dedicano mediamente 8 secondi per l'ascolto di una canzone e meno di 50 per la valutazione di un film, una vita come quella di Judy Garland, completamente dedicata al piacere del pubblico, fa riflettere profondamente.