QUANDO MI E' STATO CONSEGNATO L'OSCAR DELLA LIRICA IL MIO CUORE E' ESPLOSO PER LA FELICITA'

(Alessandra Giorda) Tra le stelle che hanno brillato sul palco del Teatro Malibran a Venezia il 1° di ottobre scorso per l'assegnazione dell'International Opera Award, senza dubbio non si può non menzionare la regina in rosso, alias Elena Mosuc. Un vestito meraviglioso per una Star internazionale che ha saputo accendere gli animi dei presenti per simpatia, ma soprattutto per la sua voce fresca  e meravigliosa con la quale pone l'accento alle  accurate e vere interpretazioni.

Il soprano rumeno arriva dritta al cuore dello spettatore, lo rapisce e lo conduce nei meandri dell'opera lirica. Ottimo ascendente anche sui giovani che li porta ad apprezzare questo genere musicale spesso poco vissuto in quest'Italia che non bada molto ad uno dei patrimoni più importanti che il mondo ci invidia.

Nell'intervista a seguire Elena Mosuc mette a nudo le sue emozioni e con tenerezza racconta uno spaccato importante del suo vissuto da bambina con tanti sogni a donna soddisfatta ed artista desiderata dai teatri più importanti del mondo.

Quali emozioni hai provato lo scorso 1 ottobre quando ti è stato consegnato l'Oscar della Lirica come miglior soprano?

Oltre alla gioia e al sentirmi stimata e apprezzata dalla giuria che ha scelto di assegnarmi un premio così importante, mi sono sentita esplodere il cuore per la felicità. Essere nominata come miglior soprano del mondo è assolutamente una grande responsabilità e doverlo dimostrare in quel concerto era per me importantissimo: per questo motivo ho scelto delle arie complesse come la grandiosa scena di Giselda dal II atto dei Lombardi ("Oh madre dal cielo), nella quale posso mostrare tutta la mia esperienza accumulata in quasi trent'anni di carriera e tutte le mie risorse tecniche ed espressive. Sono stata onorata di averlo ricevuto e lo considero un punto culminante della mia carriera, nella quale ora si apre una nuova strada costituita da nuovi ruoli che desidero aggiungere al mio repertorio che è già complesso, multiforme e multistilistico e bellissimo. Non voglio rinunciare ad alcuni che fanno parte della mia storia di artista, ma ve ne sono altri a cui voglio dire addio. Voglio dedicarmi ai ruoli che sono adatti alla mia vocalità attuale e con i quali mi diverto, come è stato per questa Giselda che ho debuttato recentemente alla Kolozsvári Magyar Opera di Cluj-Napoca (Romania). Sono sempre stata attratta dalle cose difficili fin dall'inizio della mia carriera: il mio primo ruolo è stato proprio la Regina della Notte, non esattamente un ruolo facile (ride). 

Lucrezia Borgia- Bilbao
Lucrezia Borgia- Bilbao

Ho sempre cantato i ruoli più difficili, soprattutto nella mia esperienza (più di vent'anni) all'Opernhaus di Zurigo (dove sono stata per alcuni anni parte dell'ensemble e poi come invitata), grazie al signor Pereira che mi ha sempre voluto "buttare nell'acqua fredda", poiché ha sempre creduto in me e nelle mie possibilità. Ho sempre dovuto studiare molto e bene per realizzare al meglio i ruoli che ho affrontato nella mia vita. L'Oscar della Lirica dunque rappresenta per me una soddisfazione e anche un punto di svolta. Non mi sarei mai aspettata di vincerlo, forse solo nominata, come mi è accaduto quest'anno con il Premio Opus Klassik come "Miglior cantante dell'anno" e "Miglior album dell'anno" per il mio CD "Verdi Heroines" (Solo Musica/Sony). Ringrazio tutti quelli che credono in me, che mi supportano e che seguono la mia carriera. 

Sul palco del Teatro Malibran sei stata strepitosa nelle arie che hai cantato, soprattutto in "Sempre libera" tratto dalla Traviata di Verdi dove hai emozionato particolarmente il pubblico. Quanto ami il ruolo di Violetta Valery?

Ho debuttato Violetta nel 1992, praticamente all'inizio della mia carriera: debuttato prima la Regina della Notte, poi Gilda, Lucia e infine Violetta. Per debuttare all'inizio della carriera questo gruppo di ruoli così importanti ci vuole non solo coraggio ma anche tanta coscienza vocale e tecnica. Non ero ancora perfetta ma ero preparatissima. Tecnicamente mi sono perfezionata dal 1996 con Midelda D'Amico, la quale è stata insieme a Renata Scotto allieva di Mercedes Llopart. Con lei ho lavorato per raggiungere la perfezione tecnica, lavorando per interminabili ore sui vocalizzi, poiché lei non mi ha mai lasciato fare un solo suono che non fosse perfetto. Con questo metodo ho studiato tutti i miei ruoli e penso che sia l'unico modo per affrontare una lunga carriera mantenendo la freschezza vocale. 

Tornando a Violetta devo dire che questo ruolo è nel mio sangue. Tutti dicono che per Traviata ci vogliono tre soprani per ogni atto: in realtà ci vuole una cantante che sappia risolvere con la propria voce e in maniera timbricamente omogenea tutto il ruolo e tutti i passaggi della complessa scrittura verdiana. Verdi è sempre interessante, in ogni nota: anche nella mia recente Giselda mi sono resa conto di come questo compositore all'inizio della sua storia fosse già in grado di creare tutta quella grandezza espressiva e teatrale che è la sua cifra distintiva. Desidero cantare ancora tanti anni Violetta che è un ruolo che vocalmente è perfetto per me e anche scenicamente, non essendo una donna alta ma piuttosto minuta e snella. La mia voce è ancora fresca, ho sempre cantato con la mia voce e non ho mai voluto imitare nessuno, anche se ovviamente ascolto moltissimi cantanti del passato e cerco sempre di rubare i segreti di ognuno però adattandoli al mio strumento che come quello di tutti è unico: un cantante che copia gli altri diventa ridicolo, siamo tutti esseri unici, diversi ed è proprio questa la bellezza. Dobbiamo avere coscienza di noi stessi, perseveranza e tenacia nel raggiungere i propri obiettivi. Amo cantare e lavorare, amo il palcoscenico e il pubblico che voglio sempre emozionare. Come hai detto tu, al Malibran siete riusciti a sentire le emozioni di Violetta attraverso la mia voce e sono dunque felice perché vuol dire che ho raggiunto il mio fine. Sono già due, tre anni che non canto Violetta sul palco, ma lei è in me e lo sarà sempre.

Sei reduce dal successo di Lakmè in Oman al ROH di Muscat: come sei stata accolta  dal popolo omanita?

Questa ha rappresentato per me la mia quarta volta in Oman: la prima volta è stata nel 2013 con Kostanze nel Ratto dal Serragglio di Mozart con l'Opera di Budapest, poi nel 2016 ho cantato Lucia di Lammermoor con il Carlo Felice di Genova, nel 2018 ho cantato Norma con l'Opéra di Rouen. Il debutto di Lakmé è stata una bellissima occasione, forse arrivata un po' tardi nella mia carriera, ma non ho voluto perdere l'opportunità di cantare questo ruolo e questa musica fantastica piena di poesia e di bellezza. E' un ruolo stupendo, romantico, molto lungo e difficile specialmente per l'aria delle campanelle: se non ci fosse quest'ultima tutti i soprani potrebbero cantarla, ma quel brano è di difficoltà estrema, è come un corpo estraneo. Tutto il ruolo è lirico e poi arriva quest'aria di pura coloratura in cui la voce deve diventare un vero campanello, sfoggiando tutti quei delicatissimi staccati e sovracuti purissimi fino al Mi naturale. 

Maria Stuarda, Carlo Felice-Genova
Maria Stuarda, Carlo Felice-Genova

Ho dovuto lavorare moltissimo per raggiungere il risultato ottimale: le prove, invero non molte, sono state stancanti e il bellissimo spettacolo firmato da Davide Livermore ha richiesto un lavoro intenso. Il risultato però è stata una messinscena dalla fantasia illimitata, raggiunta con i mezzi più moderni come le proiezioni e Led-screen. E' stata un'esperienza bellissima, peccato siano state solo due recite: un ruolo non si scopre mai al debutto, ma bisogna cantarne dieci, venti recite per poter dire di averlo completamente dentro al proprio corpo. La mia quarta presenza in Oman è stata dunque molto felice, il popolo omanita è delizioso e interessato alla cultura e alla musica. Il pubblico della Royal Opera House è internazionale, formato anche da europei che lavorano in Oman. E' bellissimo che la musica dell'opera arrivi anche in questi paesi, d'altronde è un linguaggio universale. Si lavora benissimo in questo teatro, grazie anche alla direzione di Umberto Fanni, un direttore generale di grande esperienza che mi conosce da tanti anni e che mi ha voluto per questo ruolo. Desidero tornare a cantare lì, perché ogni volta è un grande piacere. 

Volgendo lo sguardo all'inizio carriera avresti mai pensato di diventare una Star internazionale desiderata dai più prestigiosi teatri del mondo?

Maria Stuarda. Opernhaus -Zurigo Foto  Suzanne Schwiertz
Maria Stuarda. Opernhaus -Zurigo Foto Suzanne Schwiertz

Quando ero in Romania sognavo sempre di cantare nei più grandi teatri del mondo e accanto ai più grandi artisti, cantanti e direttori. Non avrei però mai pensato che tutto ciò si sarebbe realizzato, per tante ragioni: prima di tutto all'epoca non si poteva uscire facilmente dal paese a causa del comunismo, e io non avevo nemmeno le possibilità economiche per poterlo fare. Era davvero solo un sogno. Il mio merito è stato quello di studiare moltissimo senza aspettarmi qualcosa, ho studiato perché mi piaceva e mi piace anche ora, studiavo i solfeggi più difficili per poi essere musicalmente preparatissima per affrontare poi la scrittura musicale dei ruoli. Quando ho partecipato al Concorso ARD Television di Monaco ero pronta per affrontare già quattro ruoli, che avevo studiato copiando le note e le parole su un piccolo quaderno pentagrammato, non avendo le possibilità di fare le fotocopie o di comprare gli spartiti. Credo però che visualizzare mentalmente i propri sogni dia un profondo impulso perché questi sogni si avverino grazie al duro lavoro e anche all'autostima. Devo dire che ho sempre creduto in me e nella mia voce, e come ho detto nel mio discorso al Teatro Malibran sono sempre stata cosciente di avere una bella voce, la amo, la rispetto e la curo con devozione. Devo ringraziare Dio per questo dono e il modo migliore per farlo è fare delle cose belle e studiare per migliorarla e curarla.

Lucia di Lammermoor-Teatro alla Scala- Milano Foto Brescia Amisano
Lucia di Lammermoor-Teatro alla Scala- Milano Foto Brescia Amisano

 E' importante anche la cura del proprio corpo che partecipa anch'esso nel canto e nell'interpretazione di un personaggio sul palcoscenico. Quando studiavo in Romania e facevo la maestra alla scuola elementare, dicevo a tutti i miei amici che sognavo di cantare alla Scala, a Vienna, al Metropolitan! Sognare non ha prezzo. Quando ho fatto il concorso di Monaco e sono poi tornata in Romania e li ho rincontrati mi hanno accolta con un grande rispetto e ammirazione perché sapevano tutti quanto ho lavorato per arrivare a quel risultato. Sono molto fiera di quello che sono riuscita a costruire nella mia vita e ringrazio Dio per avermi fatto arrivare a Zurigo che era all'epoca il più grande teatro del mondo, dove Alexander Pereira aveva portato i più grandi artisti del pianeta (cantanti, direttori, registi). Mi sono formata in un teatro al massimo livello dove ogni giorno si faceva uno spettacolo, e ho quindi ho avuto la possibilità di vedere i grandi cantanti sul palco e di cantare accanto a loro preparandomi sempre molto bene. Mi ha aiutato questa esperienza per tutta la mia carriera. Sono riuscita a farmi un nome con lo studio e la preparazione. Anche la sera dell'Oscar Francesco Demuro diceva (anche davanti a me) ad Enrico Stinchelli e Alfredo Troisi: "Quando parli di Elena Mosuc, parli di una cantante VERA". Anche questi apprezzamenti da un collega ti danno una grande forza e cantare con Francesco è per me sempre un grande piacere: le nostre voci stanno bene insieme e anche sul palcoscenico (abbiamo fatto insieme Lucia, Rigoletto, Traviata, Bohéme) siamo teatralmente affiatati. Il sogno di Elena bambina è diventato realtà e neanche nei miei sogni era così bello!