UNO SGUARDO SULL'ARTE- Enrico Tubertini 

09.01.2022

( Marta Lock) La capacità di andare a cogliere i dettagli dei frammenti di esistenza delle persone che in qualche modo incrociano, intersecano, il proprio cammino con quello dell'altro, è fortemente legata alla sensibilità attraverso la quale l'artista si lascia conquistare in virtù della sua capacità empatica, quel saper riconoscere i frangenti importanti e sostanziali che restano indelebili nella memoria emotiva. Il protagonista di oggi ha dato vita a uno stile originale e personale che gli consente di cogliere quegli attimi salienti e di restituirli al fruitore attraverso opere che dalla loro totalità richiamano immediatamente l'attenzione sui piccoli dettagli che la costituiscono.

 Il mosaico affonda le sue radici in un passato molto lontano eppure non ha mai smesso di costituire un affascinante modo di raffigurare la realtà e di costituire una preziosa forma di espressione artistica che le classi più abbienti non potevano far mancare per adornare le proprie case; il concetto della composizione del mosaico era di formare un'immagine completa attraverso l'unione di tessere, ciascuna con una piccola parte della realtà che doveva rappresentare e che solo accostandosi alla conseguente e contigua altra tessera poteva raggiungere un senso compiuto una volta terminata l'opera. Il medesimo tema della frammentazione della rappresentazione di ciò che l'occhio osservava, o forse sarebbe meglio dire la sua ricomposizione, per dar vita a un insieme figurativo fu ripreso nell'Impressionismo, in cui il risultato finale veniva raggiunto attraverso brevi e rapide pennellate che solo da lontano e dopo aver terminato l'opera, potevano rimandare ciò che lo sguardo dell'artista aveva davanti allo sguardo nel momento in cui cominciava a dipingere. Poco dopo questa suddivisione fu ripresa ed enfatizzata dai Divisionisti per i quali solo attraverso brevi linee di colore sarebbe stato possibile catturare la luce e le molteplici sfaccettature dei paesaggi e panorami descritti; il concetto si è poi ampliato nel Futurismo, in cui la suddivisione divenne più grande e parti di realtà venivano ripetuti e riproiettati su se stessi per infondere nell'osservatore l'idea del movimento e della velocità che erano le linee guida del movimento, e nel Cubismo per cui era fondamentale osservare oggetti e personaggi da differenti punti di vista nel medesimo istante rendendo perciò la frammentazione funzionale a una visione contemporanea di tutte le angolazioni escludendo la presenza della terza dimensione. Anche la Pop Art, anni dopo queste prime correnti del Novecento, ripropose, variandola notevolmente, la suddivisione in tessere che però non erano più funzionali a comporre un risultato finale, laddove ciascuna parte era imprescindibile dalla precedente e dalla successiva per costruire l'immagine, bensì erano una reiterazione, una ripetizione quasi ossessiva del medesimo fotogramma raccontato però attraverso gamme cromatiche differenti, per sottolineare quanto le icone dell'epoca fossero presenti e invasive nella vita quotidiana. Enrico Tubertini, artista bolognese con un passato da regista televisivo e cinematografico, fa sua l'arte del mosaico partendo però dal concetto opposto a quello abituale, perché nelle sue opere personografiche le tessere, fotografiche nel suo caso, compongono sì un'immagine finale ma hanno il loro senso solo se si osservano con attenzione, se ci si avvicina e si ascolta la storia che ciascun tassello racconta. Il suo stile Pop Digital è innovativo e particolare perché all'interno nasconde non solo i dettagli della vita dei protagonisti delle sue opere, che possono essere persone comuni o personaggi famosi che lo ispirano per la traccia che hanno lasciato con il loro cammino, le loro ricerche o il loro talento, bensì anche l'intera storia di una vita oppure solo di una parte di essa che rappresenta in pieno l'essenza e la sostanza di chi ne è stato protagonista. Ama i colori Enrico Tubertini, dunque non può fare a meno di scegliere quell'approccio Pop che gli consente di trasformare le immagini selezionate in mondi variopinti che a volte esaltano, altre stemperano la solennità di alcuni frangenti proposti nelle sue personografie, e anche di convertire alcuni di quei frammenti compositivi in altre opere singole che assumono un fascino assolutamente particolare.


Leo500
Leo500

Nell'opera Leo500, creata in occasione dei cinquecento anni dalla morte del grande maestro Leonardo da Vinci, Tubertini prende come contenitore di emozioni l'Uomo Vitruviano, che diviene così non solo protagonista bensì anche modello ispiratore per approfondire i momenti salienti della storia del genio del Rinascimento, come artista ma anche come scienziato e inventore; all'interno della personografia sono presenti immagini dei dipinti più celebri, dei suoi studi sul volo, alcune curiosità poco conosciute, come la passione di Leonardo per il vino rosso che viene simboleggiata dall'artista con un calice molto vicino all'immaginario comune del Graal, e la sintesi compiuta sul senso dell'uomo che in fondo rappresenta l'umanità intera e di cui il neonato posto al centro del suo addome rappresenta secondo Tubertini la capacità di generare e proseguire il percorso evolutivo e conoscitivo dell'esistenza. Attualmente questa personografia è esposta al Museo delle Macchine di Leonardo a Venezia.

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