VANCOUVER. IN MEMORIA DI LILIANE WELCH, MAI DIMENTICATE DOPO TANTI ANNI

10.02.2022

(Anna Foschi- Canada) Eravamo sedute al ristorante del Ramada Hotel affacciato sul traffico incessante della West Broadway a Vancouver e parlavamo di letteratura e di esistenza in un giorno molto lontano del settembre 1987. Fu quella l'unica volta che incontrai Liliane Welch di persona. Per i ventitré anni che seguirono, i nostri dialoghi si svolsero esclusivamente attraverso uno scambio di lettere, vergate a mano con la calligrafia elegante e minuta di Liliane, arrivi di cartoline che lei inviava dai suoi viaggi e di fotografie scattate quasi sempre durante ascese sulle montagne che adorava. Ma la presenza di Liliane segnò la mia vita, come penso quella di molti altri che ebbero il privilegio di conoscerla, in un modo profondo e indelebile.

Quando ci incontrammo, Liliane era venuta a Vancouver per una conferenza e le avevo chiesto una intervista. Invece di una intervista fu una comunione di spiriti, una magica alchimia che in Liliane mi fece subito riconoscere una sorella, una guida, una maestra. La ascoltavo descrivere il paesaggio singolare e splendido della Baia di Fundy, fra i New Brunswick e Nova Scotia che lei amava profondamente e nel sentirla parlare della mutevolezza dei suoi aspetti a seconda delle stagioni e delle maree "vedevo" non tanto il paesaggio fisico ma l'anima, l'essenza della natura vibrare nelle sue parole. Per Liliane la natura era un incontro mistico come lo erano i suoi rapimenti di fronte ai capolavori artistici dei musei e delle città storiche: le sue emozioni sgorgavano da una connessione intima con la potenza cosmica della natura e arrivavano alle sue fonti, alla nascosta ricchezza dell'energia pristina, primordiale e così per le opera d'arte che lei sapeva vedere e capire ben oltre la fascinazione estetica.

Liliane era cittadina del mondo ma sapeva ritrovare e onorare le sue radici italiane. Nata in Lussemburgo e vissuta lunghi anni in Canada, nella sua raccolta poetica Word-house of a Grandchild, che le valse nel 1986 il prestigioso Alfred G. Bailey Prize, rievoca l'aspra vita di suo nonno Rinaldo, un immigrato italiano che non fu mai accettato dalla famiglia della moglie lussemburghese e che subì emarginazione e disprezzo.

Fu Liliane a incoraggiarmi a scrivere narrativa, a darmi la fiducia di credere che fosse per me possibile liberare qualcosa del mio vissuto attraverso la parola; mi fu al fianco, mi ascoltò con la generosità e la sincerità che erano la sua natura. Liliane era una donna assorta, intensa, che viveva l'esistenza su un piano di profonda spiritualità, con una partecipazione e spesso gioiosità d'intensità olistica e panteista. Non la vidi mai coinvolta in piccole gelosie o nei soliti giochi di potere comuni a tutti gli ambienti, lei apriva e condivideva la ricchezza della sua anima senza riserve quando sentiva di poter essere un modello di vita. Per questo non scrivo, oggi, della sua carriera accademica, del contributo che i suoi volumi di poesia e i suoi saggi hanno dato alla letteratura canadese e mondiale, dei premi e riconoscimenti, ma ora che Liliane non c'è più da molti anni, preferisco ricordarla ancora come donna, come eccezionale essere umano, come amica, come sorella che non ci ha lasciato ma che, come presenza luminosa, attraverso la sua poesia e l'esempio della sua vita, rimarrà accanto a noi fino alla soglia dell'infinito in cui tutti un giorno rientreremo.

Fonte i Fatti Nostri